Intanto è stato identificato dai carabinieri il mittente della lettera contenente polvere bianca che aveva causato l’allarme antrace a Palazzo Piloni, nello stesso periodo aveva inviato missive analoghe a rappresentanti del Comune di Comelico Superiore
Comunicato carabinieri:
Omaggio piste… ciclabili”, questo il messaggio contenuto nella lettera anonima indirizzata lo scorso novembre alla Presidente della Provincia di Belluno Daniela Larese Filon, a causa del quale è stato necessario applicare il protocollo di emergenza per rischio antrace poiché, una volta aperta la busta, era stato rinvenuto un discreto quantitativo di polvere bianca che poteva far pensare ad un possibile attacco NBC. Alcuni dipendenti di Palazzo Piloni erano anche stati evacuati per permettere ai Vigili del Fuoco la bonifica degli uffici, rimasti chiusi per qualche giorno, destando giusta preoccupazione nella cittadinanza del capoluogo di certo non abituata ad eventi del genere. Il fatto non era ormai più seguito dalle cronache, ma l’Arma non dimentica: i carabinieri hanno finalmente identificato il responsabile in un quarantasettenne del Comelico, non nuovo a simili bravate.
Proprio l’iniziale clamore mediatico sollevato nel capoluogo, probabile scopo del non più anonimo mittente, aveva permesso ai militari della Stazione Carabinieri di Santo Stefano di Cadore di tenere segreti altri episodi analoghi che negli stessi giorni d’autunno si erano verificati in Comelico. Accadeva infatti che sei tra rappresentanti e collaboratori del Comune di Comelico Superiore (BL), Sindaco in testa, avessero trovato nella buca delle lettere della propria abitazione privata una busta contenente polvere bianca del tutto simile a quella recapitata all’allora Presidente della Provincia, salvo non riportare al proprio interno alcun criptico messaggio. Raccolte dall’Arma tutte le missive, ovviamente dopo avere adottato tutte le cautele del caso, i militari hanno concordato con i destinatari di non lasciar trapelare nulla, sia per vanificare l’intento delittuoso, permettendo all’amministrazione comunale di proseguire senza inutili interruzioni e preoccupazioni il proprio lavoro, sia per mantenere un vantaggio operativo nella fase investigativa.
Sebbene non si ritenesse vi fosse un imminente pericolo verso le persone coinvolte, la questione non era stata in alcuna maniera sottovalutata: in sede di Prefettura erano state immediatamente disposte misure di riservata vigilanza verso tutti i destinatari, anche in ragione della carica pubblica da loro rivestita.
Sin da subito era chiaro che la pista da seguire fosse quella locale, il messaggio contenuto nella lettera indirizzata alla Provincia ne aveva dato parziale conferma. Il riferimento alle piste ciclabili era infatti chiaramente collegato ai lavori di realizzazione del collegamento fino a Misurina del percorso ciclo-turistico lungo la Valle d’Ansiei ad opera del Comune di Auronzo di Cadore, del quale la Presidente Larese Filon era sindaco. Evidentemente il quarantasettenne doveva avere motivo di risentimento verso quest’opera e, nella sua mente, aveva ritenuto opportuno manifestarlo in forma di anonima minaccia inviando con il servizio postale la polvere bianca.
Ad onor del vero i sospetti dell’Arma erano ricaduti fin dall’inizio sull’uomo, atteso che la calligrafia usata per scrivere gli indirizzi sulle buste da lettere, seppur dissimulando la mano di un bambino, era altamente rassomigliante a quella usata in precedenti esposti a lui riconducibili. Aggiornato il dott. Sartorello degli indizi in possesso, i militari della Stazione di Santo Stefano hanno concordato con l’A.G. l’esecuzione di perquisizioni locali presso residenza e domicili dell’indagato, riuscendo a reperire in tale maniera lettere autografe con le quali poter effettuare le necessarie comparazioni. La verve critica dell’uomo non risparmiava nessuno, dissidi privati, questioni regoliere, operazioni bancarie ritenute sospette, etc., tutto contenuto in un’antologia di lettere sequestrate dai carabinieri prima che venissero spedite alle autorità più disparate, una addirittura indirizzata ad una “Corte Suprema di Vienna”. Sebbene alcune fossero in forma autografa, la maggior parte delle missive rinvenute riportava lo pseudonimo di tale “Michielino di anni 9”. In un’abitazione era anche stata rinvenuta farina in quantità ben superiori alle normali necessità domestiche, confortando l’ipotesi investigativa secondo la quale la polvere bianca utilizzata per simulare l’antrace fosse ben più utile per la produzione casalinga dello strudel di mele.
Da quel momento il lavoro è passato ai tecnici del R.I.S. di Parma, cui sono stati inviati tutti i reperti per le indagini scientifiche. Se dalla Sezione di Chimica non sono emerse sorprese – la polvere contenuta nelle buste era effettivamente farina del tutto analoga a quella rinvenuta a casa dell’uomo -, la Sezione di Grafica del laboratorio dei carabinieri ha formulato un pieno “giudizio di autografia”, confermando che la mano degli scritti sequestrati a raffronto era la stessa che aveva vergato sia le lettere inviate in Comelico, sia quella inviata alla sede della Provincia.
Sebbene l’allarme sia adesso rientrato, il quarantasettenne dovrà presto rispondere in Tribunale di minaccia aggravata e procurato allarme, nella speranza che la denuncia a suo carico lo porti a mutare la propria vena letteraria.
La conclusione delle indagini giunge a pochi giorni dalla cerimonia di inaugurazione della pista ciclabile Auronzo-Misurina, prevista domenica 3 settembre nel centro auronzano. Aver definitivamente chiarito l’episodio è in tal senso motivo di particolare soddisfazione per l’Arma, poiché permetterà di svolgere le celebrazioni in un clima di maggiore serenità.




