Enrico Letta torna a Lamon, il primo referendum non si scorda mai

Nel 2007, quando era sottosegretario alla presidenza del Secondo Governo Prodi, si presentò a Lamon nottetempo per discutere di referendum, autonomia e dintorni. Erano gli anni in cui soffiava forte il vento secessionista, sollevato proprio con il referendum di Lamon di fine ottobre 2005.
Sabato prossimo lo stesso Enrico Letta, poi diventato presidente del Consiglio e defenestrato dall’attuale premier Renzi, sarà di nuovo sull’altopiano, invitato dal sindaco Vania Malacarne per tagliare il nastro del nuovo Centro Giovani, progettato e portato a termine grazie ai 300 mila euro del fondo che portava il suo nome, quel fondo Letta poi rinverdito dal Fondo Brancher per i comuni di confine.
Del resto, la storia politica è circolare: Lamon fa il referendum nonostante tutto e tutti, la politica corre ai ripari, con Letta che istituisce un fondo perequativo, e ora Letta che ritorna a Lamon, dopo aver tentato di salvare la patria e conseguente siluramento.
Una presenza comunque prestigiosa, a quasi 8 anni da quella incursione notturna, quasi surreale, certamente utile.
Letta era arrivato alle 11 di sera, ad attenderlo c’era l’ex sindaco Claudio Reato, fuori i comitati referendari.
Cordiale ma pallido Letta aveva ascoltato e rassicurato sull’imminenza del fondo, annuiva in sala Guido Trento, vero deus ex machina dell’operazione.
Resta una considerazione sulla battaglia politica, il fondo Letta è partito da Lamon, erano oltre 20 milioni di euro per i comuni confinanti, poi quei 20 milioni sono diventati 80 con il fondo Brancher. Soldi per tutte le aree di confine limitrofe alle regioni a statuto speciale. Senza Lamon e relativo effetto domino non ci sarebbe stato né il Centro Giovani né tante altre opere in buona parte della Provincia ancora in cantiere. Vale la pena ricordarlo ogni tanto…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto