Profumo di castagne e di legno di
cirmolo per l’estate di San Martino a Belluno, dove fino al 9
novembre le vie del centro storico saranno animate dal lavoro di 18 dei migliori scultori del legno provenienti da tutta Italia.
Mentre nell’aria si sparge l’odore delle caldarroste, questi artisti lavorano en plein air inventando, scalpellando e dando forma alle loro opere ricavate da tronchi di legno morbido, chiaro sotto la corteccia rugosa. Quest’anno il simposio vede confrontarsi 18 scultori italiani, ma nel 2013 era stata un’artista canadese ad aggiudicarsi il premio della giuria.
“L’ex-tempore funziona su invito. Nelle edizioni precedenti –
spiega Massimo Capraro, consigliere del Consorzio Belluno centro
storico, che organizza la manifestazione – abbiamo avuto anche
scultori dall’Argentina, dalla Polonia, persino dalla Cina”.
Quello di Belluno è uno dei simposi di scultura italiani più
antichi. I commercianti bellunesi lo hanno promosso la prima
volta nel 1985, per rivitalizzare il centro storico. Così
durante la prima settimana di novembre piazza dei Martiri e le
vie principali della città si riempiono di rumori sordi, schegge
di cirmolo profumato, turisti e curiosi, giunti a Belluno per la
festa che si conclude con la sagra di san Martino, domenica 16
novembre.
Le statue – figure sinuose di donna, storie tradizionali,
figure antropomorfe, animali del bosco – rimangono esposte nelle
vie della città anche dopo la premiazione della giuria, per
essere votate dal pubblico. La scelta del legno naturalmente è
voluta, in questa città dolomitica: Belluno è vissuta per secoli
dei suoi alberi. Il legno è stato per lungo tempo una delle
poche ricchezze disponibili in un territorio per altro aspro e
difficile da abitare. I tronchi dei boschi di montagna
scendevano il Piave in forma di zattere e arrivavano fino a
Venezia, dove venivano trasformati in remi, alberi di navi,
sostegni della Serenissima.