L’indagine dei Carabinieri di Pieve di Cadore è partita nel 2025 dalla denuncia di un cittadino raggirato con un falso SMS bancario. Il sistema avrebbe fruttato centinaia di migliaia di euro.

L’Arma dei Carabinieri si conferma ancora una volta in prima linea nella prevenzione e nel contrasto alle truffe, un fenomeno particolarmente odioso che colpisce le fasce più vulnerabili e indifese della popolazione.
In questo contesto si inserisce una recente operazione condotta dai Carabinieri di Pieve di Cadore, in provincia di Belluno, che ha permesso di individuare una rete di persone indiziate di truffe e frodi informatiche.
L’indagine è partita nel 2025, dopo la denuncia di un cittadino di Pieve di Cadore caduto nella rete di un articolato raggiro. Gli indagati avrebbero inizialmente allarmato la vittima con un falso SMS bancario, che segnalava un prelievo anomalo. Successivamente, sfruttando la tecnica informatica dello spoofing, che consente di manipolare il numero del chiamante, l’avrebbero contattata camuffando i propri numeri con quelli di reali utenze istituzionali delle Forze dell’Ordine.
In questo modo avrebbero conquistato la fiducia del cittadino, inducendolo a effettuare un bonifico verso un IBAN controllato dagli indagati.
Le attività investigative hanno portato all’identificazione di quattro persone originarie della provincia di Napoli. Gli accertamenti avrebbero permesso di delineare i ruoli dei componenti della rete: i cosiddetti “telefonisti”, incaricati di ingannare le vittime simulando qualifiche istituzionali; gli “operativi”, che avrebbero reclutato prestanome e li avrebbero accompagnati fisicamente per attivare servizi finanziari; e i “gestori dei conti correnti”, incaricati di aprire rapporti bancari e riciclare o trasferire all’estero i proventi illeciti delle truffe, per un importo complessivo di centinaia di migliaia di euro.
L’Arma dei Carabinieri rinnova l’appello alla cittadinanza: le Forze dell’Ordine e gli istituti di credito non chiedono mai di effettuare bonifici o trasferimenti di denaro verso presunti “conti sicuri”. In caso di chiamate sospette, il consiglio è di riagganciare immediatamente e contattare il Numero Unico di Emergenza 112.

Nota giudiziaria: il procedimento penale non risulta concluso. La colpevolezza degli indagati dovrà essere accertata con sentenza irrevocabile.