
A distanza di una anno dalla tempesta Vaia, le voci di ieri e quelle di oggi, cosa è cambiato e cosa si sta progettando dopo l’evento che ha cambiato il volto del nostro territorio.
L’allerta rossa per parte della rete idrogeologica scatta alle 14 del 26 ottobre, due giorni dopo viene confermata e allargata su tutto il territorio regionale.
E’ dal 28 che le piogge diventano fortissime, accompagnate da un sinistro vento caldo di scirocco, sempre più forte e violento, che raggiunge il suo massimo nel pomeriggio del 29 con picchi di 192 km orari.
E’ in questo preciso momento che l’allerta diventa dramma, il cattivo tempo diviene tempesta. In alcune zone è l’Apocalisse.
Gli alberi vengono sradicati, i cartelloni stradali divelti, i tetti scoperchiati. La pioggia è battente. Chi è in strada non può muoversi.
Sulla Culliada, il caratteristico viale alberato che collega Feltre a Fonzaso, un uomo in serata perde la vita, travolto da un albero mentre sta tornando a casa dal lavoro. Si tratta di Sandro Pompolani, 49 anni da Padova. Lavorava al colorificio Paulin di Santa Lucia di Seren.
E’ lui di fatto l’unica vittima di Vaia, ma tutti sanno che poteva andare peggio e che le vittime potevano essere molte di più se Comuni, Regione, Prefettura, Provincia non avessero adottato provvedimenti di chiusura delle scuole e di evacuazione delle aree industriali e degli edifici pubblici.
Come la zona industriale di Longarone, evacuata alle 14 di lunedì. Una misura – tra le tante – provvidenziale visti poi gli alberi caduti nei parcheggi delle fabbriche o dei danni riportati da vetrate e stabilimenti, da Thelios, Marcolin a Procond. Quasi un bomabradamento.
Attivati fin da subito i COC, i centri operativi di coordinamento con la Protezione civile in prima linea. Forze dell’ordine, vigili del fuoco, professionisti e volontari, tutti schierati. Centinaia gli uomini che mettono gli scarponi e si danno da fare.
Le segnalazioni diventano decine, centianaia, difficile tenerne il conto. Non aiutano i black-out continui e prolungati che poi isoleranno intere vallate per giorni, dall’Alpago al Comelico.
Una delle immagini più forti arriva dal Mas tra la strada regionale 203 Agordina e il Cordevole, dove crollano letteralmente gli uffici dell’impresa Roni.
Lo stato di emergenza rimane per giorni, e ci vuole tempo per capire realmente la portata distruttiva del fenomeno. Droni ed elicotteri fotografano istantanee da incubo.
Quando ci si rende conto della vastità, la notizia fa il giro del mondo.
Impossibile rimanere indifferenti di fronte ai cimiteri di alberi, sradicati in modo violento quanto inconsueto e arbitrario, con traiettorie non sempre chiarissime.
La Val Visdende è in parte rasa al suolo, i maggiori disagi rigurdano invece l’Alto Agordino, Colle Santa Lucia, Caprrile e Alleghe, ma il malato più grave è Rocca Pietore, dove saltano l’acquedotto e le varie forniture di energia. E dove il fango non perdona.
Tra le città più colpite invece c’è Feltre, tante le case e le imprese danneggiate.
In poche ore, il Bellunese cambia faccia. E’ un trauma paesaggistico e ambientale dalle proporzioni inedite.
Inizialmente, forse, non c’è nemmeno la percezione esatta di quanto è accaduto.
Da ogni angolo della provincia arrivano storie e cartoline strazianti.
Non c’è tempo per lamentarsi e il territorio si rimbocca le maniche: le stime dei danni sono impietose, ma i cantieri di pronta emergenza partono subito con la realizzazione di bretelle viarie provvisorie e allacciamenti di fortuna. Arrivano poi – anche se a fatica – i generatori di elettricità.
La cronaca dell’emergenza poi lascia spazio alla cronaca ricostruzione, che comunque procede spedita, nonostante la solita burocrazia.
I bellunesi dimostrano ancora una volta carattere. A un anno dalla Tempesta perfetta, possiamo dire che Vaia è stato un colpo micidiale ma non mortale.
Cristian Arboit per Radio Club 103
Immagine Radio Club 103 scattata nella zona di Cibiana di Cadore.
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