Nella serata del 6 novembre alla Questura di Perugia viene presentata, da due genitori, la denuncia di scomparsa del proprio figlio diciasettenne.
La Questura di Perugia si attiva subito per diramare le ricerche in tutta Italia e inizia la procedura
per localizzare il cellulare del ragazzo che, ad un certo punto, aggancia la cella di Cortina d’Ampezzo.
Avvisata dalla Questura di Perugia, la volante del Commissariato inizia una frenetica opera di ricerca
del minore del quale, nel frattempo, ha ricevuto una precisa descrizione. Ed infatti dopo qualche ora lo
individua, in un parco del centro, infreddolito e smarrito.
Viene accompagnato in ufficio, tranquillizzato, rifocillato e fatto riposare, visto che ha passato la
notte su una panchina.
Il giovane, che appare subito giudizioso e onesto, racconta di essere immigrato da molti anni in
Italia con la sua famiglia. Si sono integrati bene. Il papà ha un discreto lavoro, la madre pure. Frequenta con
profitto un istituto superiore a Perugia, non fuma, non beve, ha degli amici. Insomma è tutto nella norma,
ma lui un bel giorno, decide che vuole rendersi utile alla sua famiglia. Nel frattempo ha conosciuto, in chat,
una ragazza che vive a Cortina e tra loro è nata una bella amicizia.
Spunta così l’idea di fuggire di casa. Raggiungendo Cortina pensa che potrà stare accanto alla sua amica e probabilmente trovare un lavoretto per aiutare la propria famiglia.
I poliziotti della volante del Commissariato che lo hanno rintracciato contattano immediatamente, tramite la Questura di Perugia, i genitori che, rincuorati e felici di averlo ritrovato, partono dall’Umbria per Cortina dove arrivano in serata. Finalmente possono abbracciare il proprio figlio e riportarlo a casa.