«Il Vescovo e la diocesi di Belluno-Feltre vivono con apprensione questi
momenti e uniscono la loro voce a quella del Papa, che ha denunciato l’indifferenza e
il silenzio di fronte alle persecuzioni dei Cristiani, delle minoranze religiose e di altre
persone deboli». Con queste parole il Vescovo di Belluno-Feltre Giuseppe Andrich
ha terminato ieri, 5 aprile, sera, la seconda celebrazione da lui presieduta nella
domenica di Pasqua, prima di impartire, secondo la consuetudine, la benedizione
papale ai numerosi fedeli, molti in piedi, presenti nella Cattedrale di Belluno. Il
Vescovo si riferisce ai fatti ben noti del cosiddetto Stato islamico, del massacro di Al-
Shabaab in Kenya e a fatti meno noti ma ugualmente gravi che avvengono in Siria e
in Iraq e negli altri Paesi del mondo dove il diritto alla libertà religiosa è
misconosciuto o calpestato. Oltre che all’immediata, drammatica, attualità, il
Vescovo ha voluto fare riferimento, nell’omelia, a fatti le cui conseguenze sono ben
lungi dall’essere esaurite: «in questa Pasqua 2015 voglio ricordare come cento anni
fa, nel 1915, si estese all’Italia la prima guerra mondiale: un disastro per la vita e la
tradizione delle nostre genti. Nello stesso anno, un milione e mezzo di Armeni
venivano uccisi dalla violenza dello Stato turco: un genocidio perpetrato per uccidere
la speranza di un intero popolo». In una retrospettiva sul secolo passato, che ha
toccato altri fatti ed è arrivata all’oggi con la «terza guerra mondiale “disseminata”»,
monsignor Andrich ha ricordato come «il male sembra prevalere e spesso ognuno di
noi ripete, sconsolato, la frase pronunciata dai due discepoli di Emmaus (citazione
dal Vangelo di Luca, capitolo 24, che si legge la domenica sera di Pasqua, ndr),
prima che il Signore risorto li incontrasse e facesse in loro rinascere la fede e la
speranza». Delusi, lungo la strada verso Emmaus i due dicono «noi speravamo» ma
usano il verbo della speranza al passato, come se la speranza fosse da archiviare o da
dimenticare. «Dopo l’incontro con il Risorto – ha proseguito il Vescovo – i due
invertono la direzione del loro cammino e la loro vita non è più orientata al
tramonto». Nel commento ai brani biblici, il Vescovo ha aggiunto: «Dalla frazione
del pane, cioè dalla Messa di questa sera, nasce qualcosa di nuovo che prepara
decenni e un secolo migliore di quello che abbiamo vissuto». Tra i riferimenti alla
situazione bellunese-feltrina, quello agli anziani: «si allunga la vita, ma le persone
anziane hanno la sensazione di essere un di più, anzi un aggravio alla vita degli altri e
la loro vita prolungata è una vita di solitudine».
La Santa Messa pasquale di ieri sera, 5 aprile, in Duomo a Belluno, è stata
appunto presieduta dal Vescovo che ha intonato personalmente e ha quindi cantato,
secondo i ritmi gregoriani, molte parti della celebrazione, dopo aver scelto per i
paramenti, tra i due pastorali in dotazione alla Cattedrale, quello più pesante, di
metallo massiccio, portando il quale ha percorso l’intera processione di ingresso
lungo la navata della chiesa.