La Polizia di Stato salva la vita a una ragazza nelle acque del Lago del Mis

Polizia di StatoAlcuni giorni fa una pattuglia della Squadra Volanti della Questura di Belluno in servizio di

controllo del territorio nella zona del Lago del Mis, notava una ragazza piangente sulla riva del

lago.

La scena inconsueta portava i poliziotti a fermarsi, a scendere dall’auto e ad avvicinarsi alla persona

per chiedere se avesse bisogno di qualcosa. Raggiunta la ragazza, uno degli operatori faceva appena

in tempo a chiederle se si sentisse bene che la medesima, prima che il poliziotto potesse intervenire

in qualche modo, con un movimento repentino e iniziando a gridare, si lanciava lungo il breve

pendio e si tuffava nel lago.

La ragazza rimaneva in superficie per alcuni secondi, presumibilmente tenuta a galla dal piumino

che indossava, offrendo quindi al poliziotto la possibilità di gettarsi immediatamente in acqua nel

tentativo di afferrarla prima che potesse eventualmente allontanarsi o immergersi più in profondità.

La ragazza reagiva energicamente divincolandosi dalla stretta vigorosa esercitata al torace

dall’agente, per fiaccarne le resistenze oltre che per autotutela. Vinta rapidamente la resistenza

della donna e facendo forza con il piede destro contro un grosso masso affiorante vicino alla riva,

il poliziotto, rimanendo a galla, riusciva a spingerla contro il ripido pendio ghiaioso ed a trattenerla

contro di esso, non trovando appoggio sufficiente sugli arti inferiori per tentare una risalita.

In quegli istanti, l’agente, temendo una ulteriore reazione della donna, tentava nuovamente di

calmarla, sussurrandole alcune frasi all’orecchio, suscitando in questo caso una reazione positiva,

che permetteva all’altro poliziotto di approssimarsi in sicurezza alla sponda, afferrare la donna ed

aiutare il collega, nel frattempo colto da un principio di crampi ai polpacci, ad uscire dall’acqua

gelida.

I poliziotti, considerata la rigida temperatura dell’acqua in cui era stata immersa e il freddo

pungente, avvolgevano subito la ragazza con una coperta stimolandone il movimento,

sorreggendola e assecondandola in una lenta deambulazione fino alla propria autovettura.

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