Non ci sarebbero elementi per ritenere che il bimbo ritratto in foto in braccio a un miliziano dell’Isis sia il piccolo scomparso oltre un anno fa dal bellunese, dopo essere stato portato via dal padre bosniaco, Ismar Mesinovic, poi morto ad Aleppo in in una sparatoria nelle file dei fondamentalisti islamici. Ne è convinto il Procuratore capo di Belluno Francesco Saverio Pavone, alla luce di una serie di risultanze tecniche legate alle immagini diffuse in rete ai fini di propaganda. Il magistrato ritiene, in particolare, che non ci sia una corrispondenza anche alla luce di verifiche sul piano della morfologia del viso nella comparazione tra immagini certe e quelle in rete. Per Pavone sulla vicenda “si stanno facendo troppe chiacchiere ed escono notizie che non hanno alcun fondamento. L’indagine è e resta in corso per quanto di competenza di questa Procura”. I carabinieri del Ros, come riporta una anticipazione di ‘Oggi’, hanno trasmesso al magistrato una informativa sulle persone che in Siria si occuperebbero del bimbo dopo la morte del padre in combattimento. “Dobbiamo tenere conto del contesto siriano – ha detto il magistrato al settimanale – un Paese in guerra con il quale oltretutto non abbiamo nemmeno un trattato di collaborazione giudiziaria”. Pavone ha successivamente sottolineato che “allo stato attuale non è possibile, se fosse individuato il bambino, chiedere la restituzione del minore alla madre perché non esistono i presupposti di rapporti internazionali di collaborazione per poter intervenire in tale direzione”. Il bambino, all’epoca dei fatti aveva tre anni, sarebbe stato portato in Siria dal padre entrato nelle file dell’Isis assieme ad altre persone dell’est residenti tra Veneto e Friuli. (ANSA).