Le prime bollette dell’acqua relative al periodo settembre-dicembre sono in arrivo in questi giorni in ben 24 comuni della provincia, poi sono previste altre tre tranche da qui a marzo.
In un comunicato Bim Gsp afferma che saranno più leggibili e trasparenti, peccato che saranno anche gonfiate del trenta per cento. E qui casca l’asino perché parte di quell’aumento deriva dalla necessità ormai non più rinviabile di recuperare i costi sostenuti per investimenti già realizzati in precedenza. Perifrasi elegante per dire che da qualche parte si deve pur iniziare per tappare la falla milionaria del Gsp, che ormai da anni riempie le pagine dei giornali, nonostante il risanamento sia iniziato da un po’.
L’aumento è stato stabilito dall’Authority lo scorso novembre ed è composto da due fattori: uno, corrispondente al 13,4 per cento, è legato al metodo tariffario nazionale, l’altro, pari al 16 per cento, è l’addizionale specifica per l’ambito Alto Veneto, per intenderci il surplus derivante dalle note vicende del Gsp.
Respinte al mittente le richieste delle associazioni dei consumatori che avevano chiesto di dilazionare l’applicazione dell’aumento, per non mettere in difficoltà le famiglie in un periodo già complicato da numerosi aumenti. La soluzione è stata esclusa per il costo elevato di adeguamento dei software informatici in uso. Si potrà sempre chiedere, però, la rateizzazione dell’intera bolletta nel caso di difficoltà economica.
Insomma, la polemica degli ultimi anni prende consistenza, nero su bianco. Dalle pagine dei giornali alle tasche dei bellunesi.