PIEVE DI CADORE: ALLONTANATO DALLA STRUTTURA DI ACCOGLIENZA REAGISCE AI CARABINIERI, ARRESTATO

Già da oltre un mese la Prefettura gli aveva revocato i benefici dell’accoglienza per motivi di natura comportamentale, emanando un provvedimento di allontanamento dal centro di Pieve ove era ospite in attesa della definizione della propria richiesta di asilo, ma K.B., 20 enne del Mali, giunto in Italia come tanti altri connazionali, evidentemente non voleva rinunciare in alcun modo al trattamento che gli era stato concesso dallo Stato e, nel pomeriggio di ieri, ha tentato il tutto per tutto, mandando anche in ospedale uno dei carabinieri intervenuti per riportare la calma nella sede della Cooperativa Cadore s.c.s. impegnata nell’ospitalità degli immigrati.
Occorre fare un passo indietro. Lo scorso 8 marzo, alla luce di una segnalazione per lite avuta all’interno della struttura di accoglienza di Pieve di Cadore con un altro ospite, al cittadino maliano era stato notificato un provvedimento del Prefetto con il quale gli veniva revocata la possibilità di attendere l’esito della propria richiesta di asilo a spese dello Stato, con ordine di lasciare immediatamente la struttura di accoglienza e conseguente rinuncia a vitto, alloggio ed al cd. pocket money che ogni quindici giorni viene consegnato agli ospiti per permettere loro di provvedere a piccole spese quotidiane. Sin da subito il maliano aveva dimostrato una selvatica ritrosia verso il provvedimento. Pochissimi giorni dopo, infatti, quando il personale della cooperativa si era recato presso la struttura di accoglienza a consegnare le “paghette” ai propri ospiti, vedendo la propria quota decurtata del periodo durante il quale non aveva più avuto diritto a maturare la diaria, K.B. assieme ad altri due soggetti nelle sue medesime condizioni aveva alzato la voce ed impedito all’incaricato della cooperativa di allontanarsi, pretendendo quanto secondo loro dovuto. In quell’occasione i carabinieri di Pieve di Cadore avevano riportato facilmente la calma, spiegando in maniera completa, con l’aiuto del mediatore culturale della cooperativa, le motivazioni del mancato pagamento, segnalando comunque alla Procura della Repubblica di Belluno i tre soggetti per esercizio arbitrario delle proprie ragioni.
K.B. inoltre era stato denunciato anche per violazione di domicilio, atteso che nei giorni seguenti si era appurato che questi, non avendo dove soggiornare, grazie alla complicità di altri ospiti della struttura riusciva a rientrare di nascosto nel centro di accoglienza e ad ivi trovare rifugio dalle intemperie, in barba al provvedimento del Prefetto.
Ma il tetto sopra la testa ed il pasto caldo piratescamente riconquistati non gli bastavano, voleva anche il “bottino”. Così ieri pomeriggio, quando alla consegna del pocket money non ha visto la propria busta, senza perdersi d’animo si è recato nella frazione di Tai di Cadore, negli uffici della Cooperativa, cercando di far valere le proprie “ragioni”. D’altronde è un paese di opportunità e l’ambizione premia. Così, alzando la voce e battendo i pugni sulla scrivania, ha iniziato a pretendere quanto sapeva bene di non potere avere, minacciando di non andarsene sino a che non sarebbe stato soddisfatto, impedendo di fatto il regolare svolgimento delle attività d’ufficio e costringendo i dipendenti, impauriti dall’atteggiamento minaccioso del loro ex ospite che già in passato si era dimostrato violento, a chiamare il 112.
Giunta subito sul posto una pattuglia della Stazione di Pieve di Cadore, presto supportata da un secondo equipaggio della Stazione di Vigo visti i toni già esagerati della “discussone”, i carabinieri hanno cercato di far ragionare il maliano senza però riuscirvi. Probabilmente il richiedente asilo, a forza di ripetere che il denaro era un suo diritto, se ne era realmente convinto e, mentre i carabinieri cercavano di accompagnarlo fuori, ha iniziato a spintonarli per rimanere all’interno degli uffici, scalciando come un cavallo imbizzarrito e costringendo i militari a trascinarlo via con la forza. Durante tale azione, nel cercare di impedire al soggetto di continuare nella propria condotta illecita, uno dei militari ha accusato un forte dolore al braccio, poi diagnosticato dal Pronto Soccorso dell’Ospedale in uno strappo muscolare; niente di grave, ma una prognosi di quasi venti giorni che priverà il piccolo presidio dell’Arma di Pieve di uno dei propri militari.
Ammanettato e portato in caserma, a nulla è servito il pacifico sit-in inscenato da un pugno di amici del centro di accoglienza davanti i cancelli della Stazione Carabinieri, il maliano è stato rinchiuso in serata a Baldenich dove, essendo senza fissa dimora, dovrà rimanere, atteso che l’udienza di convalida dell’arresto celebratasi questa mattina ha confermato la misura cautelare applicata dal Dott. Marcon il giorno precedente. Al processo dovrà rispondere di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate, mentre è al vaglio il comportamento tenuto all’interno degli uffici della cooperativa che potrebbe anche configurare una tentata estorsione.
Il comportamento tenuto del cittadino del Mali probabilmente non gioverà alla benevola accoglienza della propria richiesta di asilo, la quale ancora deve essere definita, ma, seppur dietro le sbarre, l’immigrato è riuscito a guadagnarsi ancora per qualche giorno un tetto sopra la testa ed un pasto caldo. In verità, laddove venisse scarcerato entro breve, il maliano rischia comunque di essere rinchiuso in un C.I.E. per essere espulso dal territorio, provvedimento che verrà valutato dagli uffici competenti e per il quale la Procura della Repubblica ha già fornito nulla osta in tal senso.
Fonte: Carabinieri Cortina.

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