L’ultima settimana di questo agosto 2015 sarà ricordata come una delle più tragiche per gli incidenti in montagna. Domenica, l’ennesima vittima.
Si tratta del 59enne Mario Oribelli portalettere trevigiano, il cui corpo è stato individuato in un ghiaione a 300-400 metri dal rifugio Venezia. L’uomo, di Casale sul Sile, con ogni probabilità è caduto, già sabato, dalla cengia di Ball. Nessuno però avrebbe visto o sentito nulla.
La segnalazione è partita sabato sera, attorno alle 23, con la chiamata al 118 da parte di un uomo che lo aveva conosciuto in giornata lungo il sentiero. Quello che sembrava un ritardo, con il passare delle ore, è diventato però allarme.
E’ così che la prima ricognizione dell’elicottero del Suem di Pieve di Cadore ha subito fatto ritrovare il corpo senza vita di Oribelli. Recuperata con un verricello di 30 metri, la salma è stata trasportata al Venezia e lì presa in carico dai soccorritori di San Vito, che la hanno poi portata a valle alla cella mortuaria.
E’ andata bene invece sabato sera a un ragazzo di 24 anni di Cassola in provincia di Vicenza che si trovava in una casera a Novegno, sopra Arsiè, con degli amici.
Il ragazzo decide a un certo punto di uscire e incamminarsi nel bosco, è in questo frangente che scivola, ma fortunatamente un albero gli evita il salto di roccia sottostante. E’ lui stesso a chiamare i soccorsi con i carabinieri di Bassano che – una volta contattati – allertano il Soccorso Alpino di Feltre.
Il ragazzo viene individuato grazie al programma in dotazione al Corpo, semplicemente inviando un messaggio al suo cellulare e facendogli scaricare l’apposito link. E’ così che dalla centrale di Torino sono riusciti a risalire alle coordinate Gps, che hanno evidenziato un luogo molto distante e da tutt’altra parte rispetto a dove era partito, ovvero nella zona di San Vito di Arsiè, sopra la galleria della Valsugana.
La ricerca si è conclusa all’una e mezzo di notte.