San Vito, un agosto che non si potrà dimenticare

IMG-20150805-WA002IMG-20150805-WA003(Alcune immagini della briglia e dell’auto dove questa notte il Soccorso alpino di Sappada ha tratto in salvo la giovane donna) Prima la bomba d’acqua, poi la massa di terra fango e detriti che ha travolto, senza lasciare loro scampo, un turista ceco, una ragazza di 14 anni e un uomo di 40 recuperati – solo dopo ore di disperate ricerche – da vigili del fuoco, squadre del soccorso alpino e guardia di Finanza.
E’ questo il tragico, disumano, bilancio di una notte che il Cadore ricorderà a lungo.
Il turista straniero, della Repubblica Ceca e non polacco come si era detto in un primo momento è stato coperto dalla frana mentre stava uscendo dall’auto, dove si trovava insieme alla compagna, estratta viva dalle lamiere. La giovane è stata invece recuperata nella zona del cimitero di San Vito, mentre la terza vittima è stata individuata sulle rive del fiume Boite.
Alle 18 della sera gli ultimi due, la ragazzina e il quarantenne – probabilmente parenti – non avevano ancora un nome.
Nessun italiano, né residente né turista ha finora denunciato la scomparsa di congiunti.
La Procura di Belluno ha intanto aperto un fascicolo d’inchiesta, al momento contro ignoti, e le ipotesi sono di disastro o omicidio colposo.
La situazione continua a essere monitorata come l’assessore di San Vito Andrea Fiori continua a ribadire a giornali e agenzie.
“Si sta verificando la situazione lungo il Rusecco ed il Boite – ha detto – nei pressi delle auto travolte, per verificare se, oltre ai 3 morti, ce ne sono altri”, ha spiegato l’assessore comunale di San Vito di Cadore Andrea Fiori che ha inoltre sottolineato come siano “ingenti anche i danni materiali, in particolare intorno alla seggiovia che è stata distrutta, per cui è necessaria l’immediata dichiarazione dello stato di calamità”. E ha chiesto l’aiuto della Regione e dello Stato: “Ci devono aiutare, da soli non ce la facciamo”.
Entrando nello specifico della cronaca, La frana è stata innescata dall’esondazione del torrente Rusecco ed è scesa come già in passato dalle pendici del monte Antelao, invadendo la statale Alemagna, isolando in un primo momento anche Cortina d’Ampezzo.
Dopo aver raggiunto un’abitazione, dove fortunatamente non c’era nessuno, ha innescato allagamenti e colate di fango fino al parcheggio vicino alla partenza della seggiovia di San Marco, dove si trovavano alcune auto.
Da qui la situazione da difficile è diventata tragica .
Quando alcuni soccorritori hanno deciso di scendere lungo il torrente e verificare che non vi fossero vetture trascinate a valle, si sono accorti che all’altezza di una briglia c’era un’auto in bilico, con una donna che si sporgeva dal finestrino, incastrata.
La donna, che continuava a dire che con lei c’era anche il marito, è stata subito trasportata all’ospedale di Pieve di Cadore, da qui le ricerche dell’uomo ritrovato senza vita solo ore dopo. A seguire il ritrovamento degli altri due corpi, straziante anche perché avvolta ancora dall’anonimato.

La geografia del dramma però è stata più estesa anche se con conseguenze meno gravi.
Una seconda frana ha infatti anche travolto un piccolo ponte lungo la pista ciclabile di San Vito. Una terza è scesa a valle nella zona di Borca di Cadore, a Cancia, già tristemente nota per i fatti del 2009, quando sotto una frana morirono madre e figlio rimasti intrappolati nella loro camera da letto.
Problemi anche ad Auronzo dove la strada regionale 48 delle Dolomiti è stata ricoperta di detriti dopo la tracimazione del torrente Giralba.
A quasi 24ore dal nubifragio, Volontari e operatori del soccorso stanno operando ininterrotamente in uno scenario lunare. L’Uls 1 ha aumentato i servizi per il territorio, mentre la Prefettura sta coordinando i servizi.
Politica e opinione pubblica si stanno già dividendo su quanto la tragedia potesse essere o meno annunciata, ma questa è un’altra storia che per il momento poco o nulla ha a che fare con l’emergenza e la concitazione generale.

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