Gdf Belluno: vendita centrale idroelettrica Valle del Mis, sequestrati 2.300.000 euro,

Il Distretto delle Energie Rinnovabili di Belluno è certamente uno dei poli

strategici della provincia, ma questa volta è finito sotto la lente di ingrandimento

del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza per la cessione di una

centrale elettrica, attraverso un’operazione molto complessa, che aveva lo

scopo finale di far “risparmiare” indebitamente quasi due milioni di euro di

imposte ai venditori bellunesi.

Si è trattato di un caso di elusione fiscale, cioè di un’operazione vietata dalla

nostra legislazione, messa in atto sfruttando strumenti giuridici che – se

considerati singolarmente – sarebbero leciti e, perciò, molto più difficile da

scoprire, rispetto ad un normale caso di evasione fiscale, commessa ad

esempio di chi vende la merce senza emettere lo scontrino fiscale o la fattura.

Sotto il profilo strettamente tecnico-giuridico, l’elusione è vietata dall’art. 37 bis

(“disposizioni antielusive”) del D.P.R. 600/1973, relativo all’accertamento delle

imposte sui redditi, il quale in sintesi prevede che “sono inopponibili

all’amministrazione finanziaria gli atti, i fatti e i negozi, anche collegati tra loro,

privi di valide ragioni economiche, diretti ad aggirare obblighi o divieti previsti

dall’ordinamento tributario e ad ottenere riduzioni di imposte o rimborsi,

altrimenti indebiti”.

Le indagini dei finanzieri si sono focalizzate su una s.r.l. bellunese, che aveva

presentato alla Regione del Veneto un’istanza per l’autorizzazione e l’esercizio

di una centrale idroelettrica su un torrente nella Valle del Mis.

Successivamente, la centrale è stata ceduta ad un acquirente di un’altra regione

italiana, ma non con un normale contratto di compravendita, bensì attraverso un

meccanismo molto complesso che ha comportato la costituzione di una nuova

società, alla quale è stata trasferita l’autorizzazione per la gestione della

centrale idroelettrica, anche se la nuova società non aveva dipendenti ed aveva

la medesima sede e gli stessi soci della prima; questi hanno poi trasferito il

pacchetto azionario all’acquirente, sfruttando un meccanismo fiscale che ha

consentito di eludere quasi 2 milioni di euro tra IRES/IRAP ed IVA, che

sarebbero dovuti essere versati allo Stato, se fosse stata posta in essere

l’operazione reale (la compravendita), anziché quella elusiva (la cessione del

pacchetto azionario).

Le indagini, coordinate dalla P.M. dott.ssa Roberta GALLEGO della locale

Procura della Repubblica, hanno consentito di rinvenire una serie di mail e

documenti, alcuni dei quali manoscritti, nei quali veniva “progettata a tavolino”

l’elusione, confrontando, tra l’altro, in una parte di un foglio quali sarebbero stati

i costi fiscali da sostenere per l’operazione normale e nell’altra quali sarebbero

stati, invece, i risparmi attuando l’operazione elusiva.

Di conseguenza, quattro soci ed un loro consulente sono stati denunciati per il

reato di “dichiarazione infedele”, previsto dall’art. 4 del D.Lgs. 74/2000.

I finanzieri, inoltre, hanno eseguito nei confronti dei soci della s.r.l. un

provvedimento di sequestro preventivo emesso dal G.I.P. di Belluno, a

copertura delle imposte e sanzioni dovute alla Stato, per un totale di 2.370.000

euro, di cui oltre un milione di euro su conti correnti bancari ed il resto in

immobili e quote societarie.
Fonte: Guardia di Finanza Belluno

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