Parroco trasferito, i giovani si mobilitano per don Simone: l’intervista a Radio Club 103. Audio

La decisione della Diocesi di trasferire don Simone Ballis, parroco delle comunità di Domegge, Calalzo, Vallesella e Grea, ha suscitato una forte reazione tra i giovani del territorio. Alcuni di loro sono intervenuti ai microfoni di Radio Club 103 per spiegare le ragioni della raccolta firme e dell’appello rivolto al vescovo Renato Marangoni affinché il sacerdote possa rimanere in Cadore.

Ecco la lettera spedita ai giornali:

“Siamo un gruppo di ragazzi della parrocchia di Calalzo di Cadore. In questi giorni siamo venuti a conoscenza di una notizia che ci ha lasciati senza parole: il nostro Vescovo ha deciso di fare un cambiamento all’interno delle nostre Comunità Unite di Domegge, Calalzo, Vallesella e Grea scegliendo di allontanare il parroco, don Simone, per collocarlo in un’altra parrocchia.

Questa decisione, oltre a non essere condivisa da molti di noi ragazzi ma anche dagli adulti che ci stanno affiancando, sembra presa quasi con disinteresse nei confronti di tutto quello che il nostro parroco ha iniziato a costruire, specialmente qui a Calalzo, dove è stato chiamato al servizio della comunità solo sei anni fa. Ci sembra un cambiamento avvenuto troppo in fretta, tanto da non permettere al parroco di portare a termine tutto ciò che aveva iniziato. Ci riferiamo soprattutto alle attività rivolte a noi giovani, come l’ACR, il Fioretto e il Grest, che quest’anno ha concluso il suo terzo anno, ma anche alle iniziative dedicate all’intera comunità, come il Presepe Vivente del mese di dicembre o i vari laboratori organizzati dalle catechiste. In questi anni don Simone è riuscito a creare un forte legame con le famiglie e con i giovani, facendo crescere la partecipazione alla vita parrocchiale e dando nuovo entusiasmo a molte iniziative.

Uno dei motivi per cui non riusciamo a comprendere questo spostamento è sicuramente la situazione della vicina parrocchia di Lozzo di Cadore, che dal mese di gennaio si trova di fatto in “sede vacante” , essendo priva di un parroco stabile e affidata temporaneamente ad un vicario parrocchiale. Vista questa situazione, le domande che ci poniamo sono tante: come è possibile che venga data priorità a spostare un parroco che deve ancora terminare di svolgere pienamente il suo servizio, piuttosto che trovare una soluzione per garantire una guida stabile anche alle comunità che oggi ne sono prive?

Come mai, per questa decisione, non sono state prese in considerazione le comunità che si troveranno a dover ricominciare da capo un percorso costruito con fatica in questi anni? Per quale motivo si è scelto di interrompere un cammino pastorale che stava dando frutti evidenti, soprattutto tra i giovani, senza tener conto delle conseguenze che questo cambiamento avrà sulle nostre parrocchie? In un momento in cui la mancanza di sacerdoti è una realtà nota a tutti, facciamo fatica a comprendere il senso di una scelta che priva le nostre comunità di un parroco che conosce il territorio, le persone e le loro esigenze, mentre altre realtà attendono ancora una guida stabile.

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