Operazione di Sequestro Beni, in applicazione della nuova Legislazione Antimafia

Il Tribunale Ordinario di Belluno – accogliendo la proposta avanzata dai Carabinieri dei Nuclei Investigativo ed Informativo del Comando Provinciale di Belluno e condivisa dalla locale Procura della Repubblica – ha emesso l’Ordinanza con cui ha disposto la Misura di Prevenzione Patrimoniale del Sequestro dei beni – per la successiva Confisca – nei confronti di Calatafimi Angelo, 58enne, nato a Reggio Calabria e residente a Trichiana (BL), pluripregiudicato, già indiziato di Associazione di tipo Mafioso, già sottoposto a Sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza con Obbligo di Soggiorno, attualmente detenuto presso il carcere di Belluno, in quanto nel novembre del 2010, in Mel (BL), presso il Pub denominato “Casa Rossa”, aveva esploso alcuni colpi di arma da fuoco, in rapida successione, attingendo agli arti inferiori un uomo. La nuova Legislazione Antimafia – regolamentata dal Decreto Legislativo n. 159 del 6 settembre 2011 – estende a tutti i “genericamente pericolosi” l’applicabilità delle Misure di Prevenzione Patrimoniali una volta riservate ai soli appartenenti alla criminalità organizzata di stampo mafioso, indipendentemente dalla attualità della pericolosità sociale del soggetto.

Peraltro, la nuova Legislazione prevede che le Misure di Prevenzione Patrimoniali possono essere disposte anche in caso di morte del soggetto proposto. In tal caso, il procedimento proseguirà nei confronti degli eredi o comunque degli aventi causa e avrà oggetto beni che si ha motivo di ritenere che siano frutto di attività illecite o costituenti il reimpiego. Inoltre, la nuova normativa ha focalizzato la cosiddetta “Intestazione Fittizia”, introducendo una vera e propria presunzione relativa di fittizia intestazione, nei confronti di diretti parenti e conviventi del destinatario, entro un ampio termine temporale antecedente la proposta di Misura di Prevenzione Patrimoniale. L’origine dell’articolata indagine patrimoniale svolta dai Carabinieri, si fonda sulla convinzione che al criminale pesa maggiormente perdere il proprio patrimonio illecitamente.

-ritenuti il frutto di attività illecite o costituenti il reimpiego, poiché assolutamente sproporzionati rispetto al modestissimo reddito dichiarato dal Calatafimi ed alla sua condizione di nullafacente, nonché in relazione alla sua accertata pericolosità sociale;

-fittiziamente intestati a vari prestanome del Calatafimi o nella disponibilità di quest’ultimo; -del valore complessivo di circa 300.000,00 Euro. Valore, quest’ultimo, che, dal punto di vista commerciale, è ben oltre superiore, se si considera che tale cifra emerge dalle dichiarazioni catastali e dagli atti pubblici di compravendita risalenti agli anni 80/ 90. E’ bene infatti ricordare che il Calatafimi è giunto in Provincia di Belluno nel 1975, allorquando veniva sottoposto, dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria, alla Sorveglianza Speciale con obbligo di soggiorno proprio nel comune di Trichiana (BL). Nel provvedimento che dispose la misura, si leggeva, tra l’altro”…non vi è dubbio che, sulla scorta di tali elementi, il Calatafimi sia da ritenere come indiziato di appartenenza ad associazione mafiosa. Gli elementi in questione furono individuati dal quel Collegio nella attiva partecipazione del preposto alle attività delinquenziali svolte dalla cosca facente capo a…..Omissis…., nella comprovata abitudine del Calatafimi di girare armato di pistole (reiterata nell’episodio del novembre 2010) nonché nel suo carattere violento oltremodo prepotente”.

I predetti beni saranno affidati ad un amministratore giudiziario nominato dal Giudice.

 

 

 

 

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