5 febbraio 2018 at 17:41

Longarone – Economia bellunese – Mason (CGIA Mestre): “Belluno meglio del Veneto”

Veneto a che punto siamo: dati e alcuni focus su Belluno”

Veneto a che punto siamo dati e alcuni focus su Belluno

 

 

“Chi chiude, chi resta, chi verrà: analisi e prospettive dell’economia bellunese”: questo il titolo del corso di formazione organizzato da Assostampa Belluno in collaborazione con Certottica e il Sindacato dei Giornalisti del Veneto, ospitato in Sala Barberini lunedì 5 febbraio.
Dopo i saluti introduttivi del presidente di Assostampa Belluno, Ilario Tancon, è toccato al coordinatore generale di Certottica, Cristian Arboit, illustrare agli oltre 50 giornalisti presenti il ruolo e le attività della società consortile.
Protagonista della mattinata è stato Renato Mason, segretario della CGIA di Mestre, ufficio studi noto a livello nazionale: al centro del suo intervento, “Veneto: a che punto stiamo?”, l’analisi economica e demografica regionale con alcuni focus dedicati alla realtà bellunese.

Ecco la nostra intervista a Renato Mason e il servizio del Gr Radio con la sintesi dell’intervento di Roberto Padrin a cura di Giuditta Bolzonello.
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«L’Italia, il Veneto e il Bellunese sono caratterizzati dalle micro, piccole e medie imprese. – ha sottolineato Mason – Spesso l’economia italiana, per questo, è accusata di “nanismo”, ma questo fenomeno è diffuso anche nelle potenze europee come Germania o Francia».
«Il sistema delle piccole e medie imprese – ha continuato Mason – ha una capacità di produzione manifatturiera formidabile, indicato anche dai dati dell’export e dall’imprenditoria diffusa sul territorio che dà vita a vere e proprie filiere».
Il primo focus sul Bellunese si è concentrato sullo spopolamento: «Non parliamo solo di un maggior numero di morti rispetto ai nati, – sottolinea Mason – ma registriamo anche un alto tasso di emigrazione».
Il manifatturiero è molto importante, Belluno è la Provincia con la più alta percentuale di manifatturiero rispetto all’intera economia. Da qui, l’appello di Mason «alla Politica, con la P maiuscola: attenzione, se non si passa da una monocultura a una differenziazione dell’economia, i rischi per questo territorio sono alti».
Spazio poi all’analisi dei dati: dal 2007, anno pre-crisi, al 2013, il PIL veneto è calato dell’8,7%, meglio del Friuli Venezia Giulia, che ha fatto registrare un -10,5% mentre il Trentino-Alto Adige non ha risentito della crisi, nonostante le differenze interne tra le Province di Trento e di Bolzano. Nel periodo 2013-2016, c’è stata una crescita del 2,7%, le stime per il 2017 si attestano sul + 1,7%, così come le previsioni per il 2018: «Numeri positivi, se letti così, – rimarca Mason – ma, se venissero confermate queste previsioni, chiuderemo il 2018 con un calo superiore al 2% rispetto ai dati pre-crisi».
“Belluno meglio del Veneto”, dicono i dati provinciali: -3,1% dal 2007 al 2013, con una ripresa al 2016 del 3,1%, con stime del 2,0% nel 2017 e previsioni per quest’anno del +1,9%.
Osservando i consumi a livello provinciale, dopo il crollo provinciale del 2007 al 2013 del 7,3%, si registra una ripresa continua: +4,9 al 2016, + 1,5 nel 2017 e 2018, anno nel quale il livello dei consumi dovrebbe rientrare ai livelli pre-crisi-
Diverso il discorso sul fronte occupazione: l’occupazione in provincia di Belluno risulta inferiore a 11 anni fa, quando gli occupati erano circa 94mila, con 91mila occupati nel 2016. Migliore la prestazione del Veneto, non comparabile a quella della Provincia autonoma di Bolzano che ha visto sempre crescere il numero degli occupati. Triplicato invece il tasso di disoccupazione bellunese, dal 2,2% del 2007 al 6,2% del 2016, quasi in linea col 6,8% del Veneto, che però partiva dal 3,4%.
Dopo la visita guidata ai laboratori di Certottica e DolomitiCert, la parola è passata al Presidente di Certottica, Luigino Boito, che ha dedicato particolare attenzione al mondo e al sistema dell’occhialeria: «Belluno è tra le realtà più industrializzate d’Italia ed è una delle 15 province dove è più alta l’incidenza del manifatturiero sul PIL».
Circa 12mila gli occupati in provincia nel distretto dell’occhialeria su un bacino nazionale di 17.245 addetti; un occupato su tre del settore secondario è impegnato nell’occhialeria. Anche l’export ha un peso percentuale rilevante sul totale nazionale: 2,5 miliardi di euro per il distretto bellunese sui 3,5 miliardi complessivi del settore occhiali italiano.
Altro aspetto importante dell’attività di Certottica è quello legato alla formazione: «Ogni anno, eroghiamo in media 5mila ore di formazione e 50mila ore di tirocini, che coinvolgono 800-1000 studenti. – ha sottolineato Boito – Negli ultimi giorni si è parlato della necessità di un “politecnico dell’occhiale” ma Certottica ha già attivato 4 bienni attivi di percorsi ITS di design e tecnologia dell’occhiale. Cosa è questo, se non già un politecnico? Il 25 febbraio, inoltre, durante il MIDO, ci sarà il gemellaggio tra Certottica e l’Istituto Zaccagnini di Bologna e porteremo un corso triennale di laurea in occhialeria».
«Serve una campagna che coinvolga le associazioni di categoria, i comuni, il Consorzio Bim Piave, per attirare e indirizzare le professionalità. – ha rimarcato Boito – Servono addetti nell’occhialeria, ma anche nel turismo e nel socio-sanitario; dobbiamo invertire la tendenza di denatalità nella nostra provincia: abbiamo uno spopolamento dell’11%, registriamo un bambino sotto i 6 anni ogni 5 over 65. Le famiglie e le scuole devono conoscere le richieste economiche del territorio, per far sì che le nuove generazioni trovino occupazione e non siano costrette a lasciare la provincia».
Spazio poi all’attenzione sull’innovazione – dall’industria 4.0 alla programmazione collegata ai progetti Interreg, «costruendo relazioni con l’Austria, ma anche con gli stati dell’Alpe Adria» -, alle infrastrutture (dallo sbocco a Nord alla “Via della Seta”, fino alla viabilità dell’Agordino), alla logistica e alla legge regionale 18/1994 sulle aree di confine: «Sono 30 milioni di euro a disposizione della Provincia di Belluno, ma in conto interesse. – ha sottolineato Boito – Serve una modifica alla legge regionale, che permetta alle aziende di avvicinarsi con interesse a questi fondi».
A chiudere la mattinata, il Presidente della Provincia, Roberto Padrin: «Il referendum per l’autonomia provinciale ci permetterà di chiedere a Stato e Regione le risorse per gestire il territorio e capire come operare; entro marzo la CGIA di Mestre ci fornirà un quadro ancor più dettagliato della situazione, che ci permetterà di individuare le aree in cui intervenire».
Preoccupano i dati demografici: «Con questa tendenza, in tre anni scenderemo sotto i 200mila abitanti. – ha denunciato Padrin – è un tema drammatico, che dovremo capire come affrontare. I dati sull’occupazione sono timidamente positivi: i disoccupati sono in calo di 500 unità, il saldo degli occupati è in crescita di un migliaio di unità. È necessario ricalibrare l’offerta scolastica con le richieste delle aziende locali, per evitare la “fuga dei cervelli”».
Infine, un’osservazione “politica” sul percorso legato all’autonomia e alla specificità: «La Provincia è e deve essere l’ente di riferimento del territorio. – ha concluso Padrin – Il confronto con Roma e Venezia ci permetterà di avere le competenza e le risorse per gestirle, ma non possiamo promettere cose più grandi di noi».
Ottima la risposta degli iscritti al corso, che hanno seguito con interesse gli interventi puntuali ed approfonditi dei tre relatori: «Ringraziamo Certottica per la disponibilità e l’ospitalità. – ha commentato a fine incontro il presidente di Assostampa Belluno, Ilario Tancon – Questo è un punto centrale per i collegamenti della nostra provincia e dell’Alto Trevigiano e contiamo di poter continuare questa collaborazione».
«Siamo a disposizione per ospitare nuove iniziative, pronti a raccogliere proposte e a proporre temi e materie da approfondire. – la risposta del coordinatore generale di Certottica, Cristian Arboit – La formazione è una delle aree principali che ci vedono impegnati, e il nostro obbiettivo è quello di diventare un punto stabile e riconosciuto per la formazione del mondo della comunicazione».

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